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LE VARICI DEGLI ARTI INFERIORI : NOZIONI SINTETICHE PER I PAZIENTI

Scritto da Orsolini on . Postato in BLOG

 

INDICE DEGLI ARGOMENTI:

COSA SONO

  • Storia
  • Definizione
  • Note anatomo/fisiologiche
  • Fattori di rischio

COME SI DIAGNOSTICANO

  • Quando fare una visita
  • Esami strumentali

QUANDO E PERCHE’ INTERVENIRE

  • Le complicazioni della patologia

 TRATTAMENTI

  • Tradizionale e moderno
  • Terapia naturale e omeopatica
  • Terapia farmacologica
  • Terapia con mezzi fisici
  • Terapia sclerosante
  • Terapia chirurgica

CONSIGLI

CONCLUSIONI

 

COSA SONO

STORIA

leonardo sito

Tavole anatomiche di Leonardo Da Vinci

Fin dall’ antichità le malattie venose hanno destato molto interesse sia per la grande   diffusione che per il dolore che procuravano. Già’ nella Sacra Bibbia il profeta Isaia guarì Re Ezechia da un’ulcera  degli arti inferiori mediante un impacco di fichi.Altro personaggio chiave fu Ippocrate  che mediante la sua tecnica di punture multiple delle vene varicose provocava un fenomeno allora oscuro , oggi a noi noto  come endoflebite dando  il via alla pratica della scleroterapia .Proseguendo negli anni si susseguirono personaggi come Celso , Galeno e Plinio il Vecchio che introdussero la legatura e successiva cauterizzazione delle vene varicose e proposero la foglia di mandragora come terapia “medica”.Nel Rinascimento la figura di spicco fu certamente Leonardo Da Vinci che con le sue accurate dissezioni sui cadaveri fece importanti scoperte nel campo dell’anatomia umana.Si susseguirono poi varie “terapie” più o meno valide che spaziavano dall’ uso delle piante a quello delle pietre preziose  fino a vere e proprie terapie sclerosanti non prive di irrimediabili complicazioni. Verso gli inizi del 1900 si confezionavano i primi bendaggi uniti a terapie uva e nitrati d’argento per la cura delle ulcere.

DEFINIZIONE

varici , vene , varicose

Vena varicosa

Per ” Varici degli arti inferiori” si intende una alterazione morfo/funzionale delle vene superficiali ,  che diventano tortuose allungate e dilatate. Rispecchiano essenzialmente il prezzo da pagare per essere passati , durante l’evoluzione della specie , alla stazione eretta , generando un aumento di pressione nel compartimento venoso degli arti inferiori non efficacemente compensato.

NOTE ANATOMO/FISIOLOGICHE

 
circolazione sitop

Grande e piccola circolazione

 Per meglio comprendere i meccanismi che generano la patologia venosa è indispensabile acquisire le basi anatomo/fisiologiche sulla circolazione degli arti inferiori.Il sistema circolatorio si compone essenzialmente del cuore , deputato a pompare il sangue nelle arterie , che a loro volta lo veicolano ai vari distretti dell’organismo , da cui successivamente , tramite le vene fa nuovamente ritorno.Il cuore si divide in atri e ventricoli. I primi sono deputati a ricevere il sangue dalle vene e sospingerlo verso i ventricoli che a loro volta lo pompano verso la circolazione polmonare , parte destra e generale , parte sinistra.La circolazione venosa degli arti inferiori si divide in superficiale e profonda a seconda che decorra rispettivamente sopra o sotto la fascia muscolare. Le vene profonde sono , partendo dal basso le tibiali e le peronee che vanno a formare la poplitea che prosegue nella  femorale superficiale che dopo aver ricevuto la femorale  profonda prende il nome di femorale comune .Le vene superficiali sono la grande  e la piccola safena. La prima origina innanzi al malleolo mediale e termina a livello crurale (poco sotto l’inguine) nella v. femorale comune. La piccola safena origina posteriormente il malleolo laterale e termina a livello della piega posteriore  del ginocchio nella vena poplitea.È intuitivo che mentre le arterie sfruttano la spinta propulsiva del cuore per far raggiungere al sangue  i vari distretti , le vene non beneficiano così marcatamente di tale spinta , in particolare la colonna ematica degli arti inferiori dovrà combattere anche la forza di gravità.Ecco che intervengono allora ingegnosi meccanismi per facilitare il ritorno venoso al cuore.Le valvole , dette a nido di rondine per la loro particolare conformazione , sono disposte in numero variabile nel lume delle vene e hanno il compito di impedire il reflusso del sangue dall’alto verso il basso.

A sinistra : Funzionamento corretto delle valvole con flusso ematico diretto verso l’alto.

A destra : Funzionamento scorretto delle valvole con flusso ematico diretto verso il basso.

valvole vene sito

pompa tallone polpaccio sito

pompa tallone poplpaccio

La pompa muscolare tallone – polpaccio permette mediante la deambulazione di sospingere il sangue verso l’alto per l’azione combinata di spremitura della suola plantare e della compressione e decompressione che i muscoli esercitano sulle pareti venose.I sistemi venosi superficiale e profondo sono in comunicazione mediante  delle vene chiamate comunicanti e perforanti. Questi sistemi provvisti di valvole, permettono la progressione del  sangue , normalmente,  dalla superficie alla profondità.Il flusso ematico venoso , in condizioni di normalità è diretto dalla superficie verso la profondità. Analogamente a quanto avviene per le giunzioni safeno/profonde possono divenire incontinenti e invertire la direzione del flusso.Un altro più complesso meccanismo sfrutta  gli atti respiratori e la depressione che viene a formarsi per generare un effetto aspirante la colonna ematica verso l’alto.La più importante “perforante” del nostro organismo è la giunzione safeno/femorale , punto in cui la grande safena si unisce con la femorale comune ,  la cui incontinenza , per cause che vedremo in seguito , genera il più comune quadro di varici.Lo stesso meccanismo può colpire anche la giunzione safeno/poplitea con un quadro di varici differente.Il sangue  , come abbiamo visto precedentemente  , negli arti inferiori scorre dal basso verso l’alto , dalla safena (superficiale) verso la vena femorale comune (profonda). In condizioni di normalità il 95% del sangue refluo dagli arti inferiori e veicolato nel sistema profondo e il restante 5% dal sistema superficiale.Quando la giunzione  safeno/femorale risulta incontinente il sangue , nella grande safena risulta fermo , rallentato. Tale condizione a lungo andare sovraccarica  le pareti venose determinando il quadro di varici ed esponendo alle complicanze.

FATTORI DI RISCHIO

Età: gli studi epidemiologici hanno dimostrato che la prevalenza delle vene varicose aumenta con l’età; c’e’ un picco di incidenza fra i 50 e i 60 anni con una diminuzione in età più avanzata.

uomo donna sitoSesso: e’ nota la maggior incidenza nelle femmine rispetto ai maschi 3:1 circa; la prevalenza nel sesso femminile sarebbe legata all’influenza degli ormoni sulla parete venosa ed al numero di gravidanze.

Gravidanza: e’ possibile che lo sviluppo delle vene varicose in gravidanza sia in relazione ai cambiamenti dei livelli ormonali , in particolare degli estrogeni, che stimolano la dilatazione delle vene insieme al rilasciamento della muscolatura liscia.La gravidanza e’ inoltre importante sia per fattori di tipo meccanico ( compressione delle vene iliache da parte dell’utero) sia per fattori di tipo emodinamico   (aumentato flusso sanguigno refluo dal piccolo bacino che ostacola il normale ritorno venoso degli arti inferiori).

Il sovrappeso si può considerare importante in quanto determina alterazioni scheletriche specie a carico del piede , con annullamento dell’effetto spremitura della suola venosa plantare.

Un’anamnesi familiare positiva e’ presente dal 10 all’80 % dei varicosi a seconda delle varie statistiche; e’ comunque opinione comune che sia in gioco una predisposizione che condiziona una meiopragia mesenchimale con il  risultato finale di un indebolimento della parete venosa sottoposta a   sollecitazioni pressorie. Spesso l’ereditarietà si manifesta con un’agenesia delle valvole femorali a monte della crosse safeno/femorale con conseguente sovraccarico pressorio della giunzione.

dieta sitoLe diete ipoproteiche e povere di fibre portano da un lato ad alterazioni della biosintesi delle glico proteine della parete venosa e dall’altro ad un rallentamento del transito intestinale con aumento della pressione endo addominale che si riflette sull’asse venoso femoro-iliaco e safenico.

Tra i fattori occupazionali di rischio è universalmente accettato il prolungato  ortostatismo oltre alla sedentarietà e al microclima.

COME SI DIAGNOSTICANO

QUANDO FARE UNA VISITA

Premesso che è consigliabile una visita vascolare con ecocolordoppler  anche in assenza di sintomi fra i 20/25 anni , i segni più importanti da riconoscere per cui e’ necessario chiedere una consulenza specialistica sono:

 Gambe pesanti 

 Gambe o caviglie gonfie  

 Prurito 

 Crampi notturni  

 Tensione o dolore 

 Presenza di vene dilatate o capillari 

 Presenza di macchie cutanee 

 Pelle sottile o lucida 

 Ulcerazioni  

 Presenza all’interno della famiglia di soggetti con patologie venose

Per dare a un sintomo la giusta importanza è essenziale affidarsi a uno specialista. Il primo passo , dunque , in presenza di un anamnesi famigliare positiva ( anche in assenza di sintomi ma con componenti della famiglia affetti da patologie venose) o una volta riconosciuti i segni precedentemente descritti e’ una visita specialistica.Sarà cura dello specialista indicare , eventualmente , gli esami più idonei al completamento della diagnosi.

ESAMI STRUMENTALI 

ecografo , ecocolordoppler

Ecografi per lo studio del sistema venoso degli arti inferiori

L’esame a oggi più valido per completare una diagnosi di patologia venosa e’ l’ecocolordoppler. A seconda della patologia potranno inoltre essere richiesti altri esami. La finalità sarà quella di valutare il circolo venoso , distinguere le varici primarie da quelle secondarie , valutare la pervietà del circolo venoso profondo , determinare il corretto funzionamento delle valvole e la presenza di eventuali reflussi patologici.Tutto questo ci porterà a formulare una corretta diagnosi e di conseguenza si potrà instaurare una corretta terapia sia questa medica ,  chirurgica , sclerosante o con mezzi fisici.Sfruttando gli ultrasuoni e l’effetto doppler , l’ecocolordoppler permette in modo non invasivo di avere una fotografia dinamica perfetta delle vene delle gambe.Le apparecchiature si sono evolute moltissimo negli ultimi anni e ad oggi esistono apparecchiature che utilizzano algoritmi sofisticatissimi abbinati a sonde di ultima generazione che generano immagini altamente diagnostiche.

safena 1

Immagine ecografica in cui si evidenzia una piccola safena ectasica

safena 2

Immagine ecografica a colori in cui si evidenzia un reflusso safeno/popliteo

 
safena 3

Immagine ecocolordoppler in cui si campiona un reflusso safeno/popliteo alla manovre di compressione decompressione

 

QUANDO E PERCHE’ INTERVENIRE

 

LE COMPLICAZIONI DELLA PATOLOGIA

Problema estetico a parte , le varici degli arti inferiori espongono il paziente a rischio di complicanze gravi , la cui incidenza è tutt’altro che trascurabile.

Varicotromboflebite

varicotromboflebite

Varicotromboflebite della coscia e della gamba

Per Varicotromboflebite si intende un’infiammazione con successiva formazione di un trombo ( coagulo di sangue adeso alla parete ) all’interno della parete venosa. La varicosità della vena aumenta notevolmente la probabilità di Varicotromboflebite a causa del ristagno ematico all’interno.I sintomi si manifestano con rossore , tumefazione , dolore , calore e difficoltà nella normale deambulazione.

Trombosi venosa Profonda > ( Embolia Polmonare)

trombosi venosa profonda

Trombosi venosa profonda

embolia

Embolia polmonare a partenza da trombosi venosa degli arti inferiori

Per trombosi venosa profonda si intende la formazione di un trombo all’interno di una vena profonda (sotto fasciale) che può occluderne parzialmente o totalmente il lume.Oltre che per la sindrome post-trombotica , di cui parleremo in seguito , vi è la possibilità che un trombo ( coagulo ematico adeso al lume vascolare) possa trasformarsi in embolo ( coagulo ematico libero nel lume vascolare).Un embolo può essere trasportato verso i polmoni dando il quadro di embolia polmonare , con possibile esito fatale.La trombosi venosa profonda può presentarsi primitivamente o in conseguenza della propagazione nel circolo venoso profondo di una trombosi superficiale tramite una crosse o una perforante incontinente.La sintomatologia della trombosi venosa profonda è più variabile rispetto alla varicotromboflebite. A seconda del segmento venoso interessato e della percentuale di occlusione si manifesta con dolore associato o meno ad edema.Le varici saranno quindi PRIMITIVE se da attribuirsi a una delle cause precedentemente citate o SECONDARIE se risultato di una pregressa Trombosi Venosa Profonda o Superficiale.La Sindrome post Trombotica è una condizione in cui , a seguito di una Trombosi Venosa Profonda il sistema venoso risulta insufficiente rispetto alle richieste del nostro organismo.Rappresenta un complesso quadro clinico in cui si genera un danno non solo in sede di trombosi ma anche a carico del microcircolo.Il danno valvolare ne modifica la condizione  causando un’incontinenza valvolare profonda con conseguente edema(gonfiore) dell’arto interessato.Il danno al microcircolo consiste in alterazioni capillari e linfatiche con conseguente sofferenza a livello cutaneo e possibile formazioni di ulcere.

Ulcere

Le ulcere già precedentemente viste come evoluzione della sindrome post trombotica , possono essere la diretta conseguenza di uno stato varicoso protratto.Si definisce ulcera la perdita di sostanza della cute e del sottocute che non tende a guarigione spontanea.

Lipodermosclerosi e Dermatiti

Per Lipodermosclerosi si intende un’area di cute iperpigmentata ed indurita a livello della gamba, causata dalla presenza negli spazi interstiziali di materiale cellulare e proteico ad origine vascolare.

Le dermatiti da stasi sono un’infiammazione persistente della cute degli arti inferiori, associata a insufficienza venosa , che si manifesta con edema ,croste e squame ed è frequentemente pruriginosa.

Emorragie ed Edemi

varice , emorragia

Varice a rischio di emorragia

Le emorragie sono possibili quando una varice a causa dei fattori precedentemente menzionati , non è più efficacemente “protetta” dallo strato cute/sottocute.Pertanto , spontaneamente o per traumatismo si possono verificare delle vere e proprie emorragie venose , dal momento che all’interno della vena varicosa ristagna una grande quantità di sangue e che l’ostio a monte è incontinente aumentando quindi la pressione endoluminale.

Tutte le possibili complicazioni esposte ci fanno capire come sia importante istaurare una tempestiva e idonea terapia   in caso di varici degli arti inferiori.Il problema è che le persone in genere sono più propense a dar peso ai problemi del presente che non alla possibilità che si verifichino in futuro.La tempestività è un fattore molto importante , è per questo che a volte si fatica a capire che la prevenzione , anche se attuata con un intervento chirurgico , ad oggi realizzabile in modo mini invasivo ,  è la strada migliore per non incorrere in complicanze irrimediabili.

TRATTAMENTI

 varici , vene , varicose

TRADIZIONALE E MODERNO

Un tempo le varici degli arti inferiori venivano tratte sempre con la medesima tecnica , chirurgica , che contemplava la crossectomia associata a stripping della safena sino al malleolo.Ad oggi con l’avvento e il perfezionamento dell’indagine ecocolordoppler si riesce a mappare nei minimi particolari l’arto e a identificare le cause precise della patologia. Non avremo più quindi un unico trattamento bensì diverse modalità di intervento condizionate dalla causa e dai diversi quadri patologici.E’ ovvio che negli ultimi decenni la tecnologia ha fatto passi da gigante , resta comunque saldo il principio che il ragionamento umano sarà il primo fattore per una buona riuscita del trattamento , sia questo farmacologico – con mezzi fisici o chirurgico.La maggior parte delle varici origina da una insufficienza valvolare ostiale pertanto ancora oggi la “chirurgia”  , con i dovuti miglioramenti che analizzeremo più avanti , risulta la metodica più efficace e duratura nel tempo.

Per il trattamento delle vene varicose , tralasciando le metodiche ormai ritenute universalmente fallimentari , o quelle troppo azzardate che non hanno una ragion d’essere scientifica ma solo propagandistica , possiamo ad oggi avvalerci di:

– Terapia Naturale/Omeopatica

– Terapia Medica Farmacologica

– Terapia con mezzi fisici (Contenzione Elastica/bendaggi)

– Terapia Sclerosante

– Terapia Chirurgica (Retrazione Telescopica Endovasale – Stripping – C.H.I.V.A. – Laser endovasale – Radiofrequenza)

TERAPIA NATURALE E OMEOPATICA

È risaputo sin dall’antichità l’efficacia di alcune erbe sulla patologia venosa. Ovviamente tali rimedi non potranno annullare il rischio di varicotromboflebite , ma possono trovare impiego razionale nelle fasi precoci della patologia , quando ancora il reflusso non sia conclamato , o in quelle post operatorie , o ancora in preparazione a trattamenti sclerosanti.L’ippocastano , il mirtillo , il rusco sono solo alcuni dei componenti che da soli o miscelati possono esplicare un’azione benefica sulle vene degli arti inferiori.Ovviamente l’indicazione deve essere sempre specialistica , ricordiamoci che è errato assumere composizioni anche se naturali , senza consultare il medico.

TERAPIA FAMACOLOGICA

Numerosi sono anche i farmaci presenti per il sistema venoso. Tralasciando quelli la cui azione può essere sovrapponibile a composti naturali , ricordiamo che le eparine sono a tutt’oggi la prima scelta per la fase iniziale del trattamento delle Trombosi Venose Profonde , complicanze delle varici degli arti inferiori.Anche qui negli anni si è passati dalle vecchie alle moderne eparine a basso peso molecolare fino ad arrivare a composti sintetici , il Fondaparinux , che avrebbero qualche vantaggio in più rispetto a quelli ad estrazione animale.L’utilizzo del warfarin sodico , il Coumadin , un tempo universalmente riconosciuto come trattamento d’elezione per le Trombosi Venose Profonde trova ad oggi alcune contestazioni.Alcuni specialisti Americani preferiscono trattare con eparina a basso peso molecolare piuttosto che con il warfarin le trombosi venose profonde per il rischio di non mantenere un INR adeguato e quindi una conseguente scoagulazione del sangue.In alcuni casi è addirittura d’obbligo come nelle donne in gravidanza o in pazienti anziani con neoplasie avanzate.L’eparina  può essere autosomministrata dal paziente mediante un’iniezione sottocutanea al giorno in dosi relazionate al peso. E’ attualmente in perfezionamento il possibile utilizzo di eparina in compresse.

TERAPIE CON MEZZI FISICI

L’uso della contenzione elastica è un argomento assai dibattuto in cui esistono pareri completamente discordanti.Dandone per assodata l’utilità come prevenzione della sindrome post trombotica sono opportune alcune precisazione nell’uso concomitante alle varici degli arti inferiori.Un presidio sia questo medico o fisico deve avere anche la caratteristica dell’utilizzabilità.In un paziente varicoso le calze elastiche , sempre prescritte dallo specialista , sia per quanto riguarda il tipo ( gambaletto , monocollant , collant…) sia per il grado di compressione trovano il loro apice di necessità nei mesi caldi. Purtroppo in questo periodo sono mal tollerate dal paziente che invece le predilige nei mesi invernali quando il loro utilizzo è meno indispensabile.Attenzione che una calza errata può danneggiare la circolazione a favorire l’istaurarsi di una varicotromboflebite.È universalmente riconosciuta l’utilità della calza elastica nel post/operatorio di intervento di vene varicose. Esistono vari modelli e compressioni e devono essere prescritte dallo specialista.

TERAPIA SCLEROSANTE

Le sclerosanti sono una metodica nota fin dai tempi antichi che consistono nell’iniezione di una sostanza “irritante” la parete dei vasi con la finalità di obliterali. Molti le associano unicamente alle teleangectasie , i capillari estetici che tutte le donne detestano. Vengono invece usate per un finissage dell’intervento chirurgico per ottenere risultati estetici più validi.L’evoluzione ha permesso di avere liquidi completamente atossici in varie concentrazioni ,con  la possibilità di ricavare schiume da iniettare con aghi le cui dimensioni permettono delle punture praticamente indolore.Per dovere di cronaca altre metodiche si sono affiancate alle classiche sclerosanti le cui indicazioni ricoprono una bassa percentuale dei casi trattabili. Fra queste il laser , la luce pulsata e le iniezioni di ozono.Tralasciamo per scelta altre metodiche , anche se molto reclamizzate , poiché non utilizzano farmaci autorizzati , non sono attualmente supportati da studi comparativi e non hanno una logica scientifica.

Ad oggi , quando lo studio con ecocolordoppler del circolo venoso lo ritiene opportuno , alcune varici possono essere trattate con scleroperapia ecoguidata. La metodica consiste nell’iniettare nella vena un gel sclerosante sotto guida ecografica per ottenere l’obliterazione del vaso.

TERAPIA CHIRURGICA

La terapia chirurgica è l’unica metodica ad oggi che sia in grado di “proteggere” dal rischio di trombosi e dalle sue complicazioni. Descriveremo brevemente le varie tecniche che si sono susseguite negli ultimi anni confrontando poi i reali vantaggi dell’intervento tradizionale con la metodica più recente ed a nostro avviso più efficace.Gli interventi praticabili sulle vene degli arti inferiori sono molteplici. Tralasciando quelli con finalità puramente estetica mettiamo a confronto le metodiche che mirano a trattare un reflusso della giunzione safenica , e quindi ad abolire un rischio di flebite/trombosi.Le metodiche attualmente disponibili sono: Crossectomia e retrazione telescopica endovasale della safena – Crossectomia e stripping della safena – E.V.L.T. – Radiofrequenza – C.H.I.V.A. .

E.V.L.T : è una metodica caratterizzata dall’uso di una fibra laser che inserita nella safena e portata a circa 2,5 cm dalla sua giunzione con il circolo profondo fotocoarta obliterando la vena malata.La tecnica , idealmente valida , è di difficilissimo impiego a causa dell’estrema delicatezza delle variabili in gioco ( potenza , spessore della parete venosa , distanza dalla cute , presenza di perforanti incontinenti …) e gravata da  complicazioni intra e post operatorie.Oltre a questo si riscontra un alto tasso di recidive. Lo stesso ragionamento si può applicare alla tecnica che usa la radiofrequenza.

C.H.I.V.A.: significa correzione emodinamica ambulatoriale dell’insufficienza venosa. E’ una metodica che si prefigge il risultato di ripristinare un normale flusso emodinamico sopprimendo selettivamente i punti di reflusso.Anche questo metodo , idealmente buono , è gravato praticamente da un alto tasso di recidive.Questo perché dobbiamo ricordare che le varici degli arti inferiori fanno parte di una condizione generale , che porterà quindi , nella maggioranza dei casi  , a fare ammalale successivamente i segmenti sani al momento dell’intervento.

Le due tecniche paragonabili sono quindi la Crossectomia con stripping della grande safena ( metodo tradizionale) e la Crossectomia con Retrazione Endovasale della grande safena ( metodo moderno).Ricordiamoci sempre che l’obbiettivo principale è evitare le complicanze che la malattia varicosa potrebbe innescare.Al di fuori di casi particolari si mira con l’intervento a prevenire una possibile complicazione futura.È quindi scontato che la prima caratteristica dell’intervento deve obbligatoriamente essere la sua esecuzione in assoluta assenza di rischi.

L’ANESTESIA:

L’intervento tradizionale si esegue o in anestesia generale ( in cui si “dorme”) o epidurale (puntura nella schiena) con conseguente anestesia sensitivo/motoria del o degli arti inferiori ( si perde sensibilità e gli arti restano paralizzati per alcune ore).L’intervento moderno è eseguibile in anestesia locale , la stessa che viene praticata dal dentista , nella quantità indicativa con cui vengono effettuate 2/3 otturazioni. Si perde solo la sensibilità ( si è in grado di muovere la gamba sempre) , solo nel territorio da operare , solo per il tempo dell’intervento.

TEMPI:

L’intervento tradizionale necessita di un ricovero clinico/ospedaliero  e contempla almeno 2/3 gg. di permanenza nella struttura sanitaria.L’intervento moderno impegna in tutto 3 ore mediamente suddivise in 30 min per ecocolordoppler preoperatorio  – 30 minuti per ottenimento anestesia ( 10 minuti a eseguirla e 20 minuti di attesa) – 30 minuti di intervento – 1 ora di degenza – 30 minuti fra preparazione preoperatoria/dimissione. (l’anamnesi viene eseguita in occasione della prima visita)

TECNICA CHIRURGICA:

La tradizionale prevede lo stripping che consiste nello strappare la vena che viene caricata su una semiluna e poi asportata con conseguente trauma dei tessuti circostanti che giustifica i notevoli ematomi post/operatori.La tecnica moderna consiste nella retrazione telescopica endovasale con cui la vena viene asportata dall’interno del lume lasciando inalterati i tessuti circostanti.Rispetto anche al laser ha il vantaggio di non lasciare esiti cicatriziali  o escare da ustione e di non avere possibilità di recidive da ricanalizzazione.

TEMPI DI RECUPERO :

L’intervento tradizionale necessità di almeno 10 gg. di bendaggi elastici prima della rimozione dei punti di sutura – si potrà riprendere a camminare normalmente dopo 7/10 gg. – si potrà tornare alle normali attività lavorative, sportive ecc… dopo 30 gg.L’intervento moderno necessità di 4/6 gg. di calza elastica leggera prima della rimozione delle suture inrtradermiche ( estetiche che non necessitano dei tradizionali punti di sutura) – si riprende a camminare immediatamente dopo l’intervento – si potrà tornare alle normali attività leggere dopo 3 gg. , pesanti dopo 7 gg.

Infine , visto che la malattia affligge principalmente il sesso femminile , e si sta parlando di gambe , non possiamo non considerare il lato estetico.L’intervento tradizionale lasciava molte e ampie cicatrici , sia a causa della tecnica di sutura che del tipo di operazione.L’intervento moderno , grazie anche a un rigoroso mappaggio pre operatorio ecoguidato permette pochissime incisioni  , mirate , millimetriche , che non necessitano di punti di sutura tradizionali (unicamente di intradermiche).

Benchè non sia l’obbiettivo dell’intervento , la tecnica moderna offre i migliori risultati anche dal punto di vista estetico.

CONSIGLI

 Il vero consiglio è di recarsi dallo specialista quando necessario , senza aspettare o rimandare.Elencheremo comunque alcune abitudini di vita che giovano alla salute delle gambe , ma non preservano dalla maggior parte delle complicazioni , in particolare dalla trombosi.

Evitare l’ortostatismo protratto (stare fermi in piedi per periodi prolungati) e di rimanere a lungo seduti.

Evitare indumenti che formino costrizioni sulle gambe e sulle cosce.

Non portare tacchi né troppo alti né troppo bassil’ideale è tre/quattro centimetri.

Dormire con gli arti inferiori sollevati 10-15 centimetri rispetto al cuore e quando possibile, fare altrettanto nei momenti di riposo della giornata.

Evitare l’esposizione diretta e prolungata a fonti di calore. Ci si può esporre al sole , nelle ore meno calde , ciò che nuoce è il calore non il sole! Meglio prendere il sole bagnati negli orari consoni , piuttosto che stare sotto l’ombrellone con  asciugamano sulle gambe!!!! Il calore ha una azione vasodilatatrice, è preferibile una doccia a un bagno in vasca per cui è meglio evitare anche le saune.

L’alimentazione non è determinante nell’insufficienza venosa, tuttavia è importante evitare la stipsi  , l’eccesso di peso , diete ipoproteiche e povere di fibre.

L’esercizio fisico è consigliabile;  la marcia, il nuoto e la corsa a passo lento rispetto al tennis e il body building: l’importante è la simmetria del movimento associata a una ritmica contrazione e rilassamento muscolare.

Evitare traumi eccessivi sulle gambe contusioni o massaggi troppo violenti ,danneggiando la parete venosa ,possono provocare una flebite!!!

Curare l’igiene della pelle in particolare a livello degli arti inferiori e dei piedi.

Durante lunghi viaggi in macchina, fermarsi ogni due ore ed eseguire una breve passeggiata; nei lunghi viaggi in treno o in aereo , stare stesi oppure camminare frequentemente.

Al mare camminare nell’acqua , preferibilmente con le gambe immerse fino alla coscia.

In caso di cellulite cercare di migliorarla curando la componente circolatoria con linfodrenaggi.

L’appoggio del piede deve essere ottimale perché garantisce la perfetta funzione della pompa venosa; è necessario cercare di correggere le dismetrie con un plantare o con ginnastica posturale.

I viaggi in in aereo sono assolutamente da evitare in presenza di varici degli arti inferiori. Negli ultimi anni si è notata una forte incidenza di trombosi venose in seguito a viaggi aerei. Il fenomeno ha acquisito una frequenza tale da coniare il termine di Low Class Syndrome , con cui si indicava una trombosi conseguente a posizioni viziate delle gambe durante spostamenti aerei.

La pillola anticoncezionale , molto diffusa , soprattutto fra gli adolescenti , non deve essere assolutamente assunta se si fuma. Le moderne conoscenze impongono a chi desideri assumere anticoncezionali di sottoporsi precedentemente ad esami ematici specifici sulla coagulazione.

Tutte le indicazioni prescritte servono a evitare di esporsi al rischio di una trombosi , che aumenta in presenza di vene varicose.

CONCLUSIONI

 Concludendo possiamo dire che le Varici degli arti inferiori espongono a molteplici complicazioni , alcune anche gravi.

E’ opportuno sottoporsi a una visita specialistica se si ravvisano sintomi quali Gambe pesanti , Gambe o caviglie gonfie , Prurito, Crampi notturni, Tensione o dolore, Presenza di vene dilatate o capillari, Presenza di macchie cutanee, Pelle sottile o lucida, Ulcerazioni. In assenza di sintomi sottoporsi a una visita specialistica sempre se vi è la presenza all’interno della famiglia di soggetti con patologie venose.

Le complicanze della patologia venosa sono : Varicotromboflebite , Trombosi venosa Profonda ( Embolia Polmonare) , Ulcere , Lipodermosclerosi , Dermatiti , Emorragie, Edemi.

La complicanza più importante è la trombosi venosa superficiale/profonda.

La diagnosi si fa sempre da uno specialista e deve essere completata con un ecocolordoppler.

Si deciderà in seguito la modalità migliore di intervento che potrà essere con Integratori naturali/omeopatici , farmacologica , con mezzi fisici , sclerosante o chirurgica.

In caso di intervento ad oggi esiste una moderna tecnica ( crossectomia con retrazione telescopica endovasale associata ad ablazione selettiva delle eventuali flebectasie con tecnica microchirurgica) che permette la risoluzione della complicanze associata ad ottimi risultati estetici. Si esegue in anestesia locale (quella del dentista) , non necessita di ricovero ( impegna solo 3 ore di cui 30 min. di intervento)  e permette l’immediata deambulazione e la ripresa in pochi giorni delle normali attività.

TEST GENETICI PER TROMBOFILIA

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TEST GENETICI PER TROMBOFILIA

Per tombofilia si intende una predisposizione allo sviluppo delle trombosi , e può essere ereditata nel nostro patrimonio genetico. La trombosi è un accumulo organizzato di piastrine  , fibrina , globuli rossi e bianchi  all’interno di un vaso arterioso o venoso. La gravità della patologia sarà ovviamente correlata con la sede , l’estensione e la concomitanza con altri processi patologici. Nell’ottica della prevenzione sono eseguibili ad oggi dei test genetici su prelievo ematico o tampone buccale che si affiancano ai consueti esami del sangue per la valutazione dello stato trombofilico. I principali ad oggi ricercano mutazioni ripetto al Fattore V di Leiden , al Fattore II ( Protrombina) e all’enzima MTHFR per l’Omocisteina.

IL FATTORE V DI LEIDEN ( G1691A)

Il Fattore V di Leiden (attivato) è un cofattore molto importante per la trasformazione della Protrombina a Trombina nel processo di formazione del trombo. Si attiva , passando da fattore V a Vattivato , favorito  della proteina Cattivata che si forma dalla Proteina C sotto stimolo della Proteina S. L’effetto antitrombotico innescato dalla Proteina Cattivata si esplica mediante il “taglio” del FattoreV in tre parti di cui una è rappresentata dall’amminoacido arginina in posizione 506. La mutazione genetica porta alla sostituzione dell’arginina con la glutammina. Quest’ultima impedendo il “taglio” della Proteina Cattivata conferisce al Fattore V una superiore attività protrombotica. Questa variante si chiama G1691A ed ha una frequenza del 2-4% in Europa( eterozigosi 3% e omozigosi 1:5000). Il rischio trombofilico è aumentato di 8 volte per i soggetti portatori della mutazione in eterozigosi e di 80 volte per quelli in omozigosi. La mutazione diventa particolarmente importante in associazione ad altre condizioni trombofiliche come gravidanza , uso di contraccettivi orali , interventi chirurgici , traumi , varici degli arti inferiori. In gravidanza , anche una condizione di eterozigosi , predispone ad aborti spontanei.

FATTORE II – PROTROMBINA (G20210A)

Il fattore II o Protrombina svolge un ruolo fondamentale nella coagulazione poiché la sua trasformazione in Trombina favorisce il passaggio del Fattore I (Fibrinogeno) a Fibrina con conseguente formazione del coagulo.La mutazione si manifesta con la sostituzione di una guanina con una adenina alla posizione 20210 da cui G20210A. La frequenza della variante è bassa circa 1 %con una percentuale di eterozigoti del 3% mentre l’omozigosi è molto rara.Per gli eterozigoti c’è un rischio aumentato di 3 volte di sviluppare una trombosi venosa , di 5 volte per l’ictus ischemico, di 5 volte per infarto miocardico in donne giovani, di 1,5 volte per gli uomini, di 7 volte nei diabetici, di 10 volte per trombosi delle vene cerebrali e di 149 volte in donne che assumono contraccettivi orali.

MTHFR – metilentetraidrofolatoreduttasi (C667T – A1298C)

L’omocisteina è un amminoacido il cui accumulo aumenterebbe i rischi di trombosi venosa , infarto miocardico e ictus. Il condizionale è d’obbligo poichè sono tutt’ora in corso numerosi studi per verificare la reale correlazione fra accumulo dell’amminoacido ed eventi patologici. Comunque sembra che il deposito di omocisteina in sede intravasale ne lesioni l’endotelio ed aumenti processi di adesività piastrinica. L’omocisteina nel processo di trasformazione a metionina necessita anche dell’ MTHFR. I difetti genetici portano alla diminuzione della disponibilità dell’enzima con accumulo di omocisteina. Una mutazione genetica dell’enzima MTHFR è la mutazione da citosina a timina in posizione 667 che porta a una riduzione di attività di circa il 60% con conseguente accumulo di omocisteina. In Europa abbiamo una percentuale del 3% con 45% di eterozigosi e 10% di omozigosi. Altra mutazione è la sostituzione di una adenina con una citosina in posizione 1298 con conseguente diminuzione di livelli di MTHFR e innalzamento dell’omocisteinemia. Il danno causato dall’iperomocisteinemia sarebbe graduale e inizialmente asintomatico. Il rischio cardiovascolare si manifesta comunque in soggetti con riduzione dei folati. Risulta pertanto importante l’assunzione di acido folico al fine di minimizzarei rischi.

CONCLUSIONI

Tutte le varianti genetiche esposte possono presentarsi singolarmente o in associazione. Ovviamente il rischio cardiovascolare aumenta all’aumentare delle mutazioni , alla loro presentazione (omozigosi/eterozigosi) e all’associazioni di altri fattori predisponenti. In presenza di trombofilia ereditaria è utile l’esecuzione dei test al fine di attuare uno stile di vita o una terapia consona o indicazioni ad ulteriori accertamenti per ridurre al minimo i rischi cardiovascolari. L’indicazione ad effettuare i test deve essere data da un medico ed eventualmente integrata con ulteriori esami. I test genetici sovraesposti sono eseguibili da tampone buccale o in alternativa da prelievo ematico con refertazione in pochi giorni.  

SONDAGGIO 9 : VISITA SPECIALISTICA ANGIOLOGICA

Scritto da Orsolini on . Postato in SONDAGGI

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ESEGIUREBBE UNA VISITA SPECIALISTICA ANGIOLOGICA E UN ECOCOLORDOPPLER VENOSO/ARTERIOSO ARTI INFERIORI COME PREVENZIONE PER PATOLOGIE VASCOLARI?
UNA VISITA ANGIOLOGICA ASSOCIATA AD ECOCOLORDOPPLER VENOSO/ARTERIOSO ARTI INFERIORI RISULTA AD OGGI UN OTTIMO METODO PER PREVENIRE  E DIAGNOSTICARE IN MODO NON INVASIVO PATOLOGIE A CARICO DEL SISTEMA CIRCOLATORIO DEGLI ARTI INFERIORI. BISOGNEREBBE EFFETTUARE L’ESAME SEMPRE DOPO I 25 AA E SUCCESSIVAMENTE A SCADENZE REGOLARI A SECONDA DEI DIVERSI CASI. COMUNQUE SEMPRE IN PRESENZA DI FAMIGLIARI AFFETTI DA PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI ,( INFARO , ARTERIOPATIE ARTI INFERIRI , VARICI ARTI INFERIORI) O SE SI RAVVISINO SINTOMI QUALI , GAMBE GONFIE , ULCERE , PIEDI FREDDI , PRURITI , PERDITE DI SENSIBILITA’ , DOLORE AI POLPACCI E MACCHIE CUTANEE.

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